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Tingere i capelliè una trasformazione chimica o fisica?

Tinta permanente e decolorazione cambiano chimicamente il capello; colori temporanei e semipermanenti lo rivestono. Ecco cosa succede nella fibra e cosa significa per i tuoi capelli.

Pablo RamosAggiornato il 9 min
Ciotola nera, pennello e pettine su fondo bianco: gli strumenti base per mescolare e applicare la tintaDal 1989 — Spagna

In breve: tingere i capelli con una tinta permanente (ossidativa) o decolorarli è una trasformazione chimica: l’acqua ossigenata ossida la melanina del capello e, nella tinta permanente, piccoli precursori reagiscono dentro la corteccia formando molecole nuove e di grandi dimensioni. Il cambiamento è irreversibile. I colori temporanei e la maggior parte dei semipermanenti sono invece trasformazioni soprattutto fisiche: depositano il colore sulla superficie o appena sotto e vanno via con i lavaggi. L’henné sta a metà strada.

«Tingere i capelli è una trasformazione chimica o fisica?» è una classica domanda da lezione di scienze, e la risposta onesta è «dipende dalla tinta». Capire in quali prodotti avviene una vera reazione chimica e quali si limitano a rivestire la fibra ti dice quanto durerà il colore e che cosa chiede ai tuoi capelli.

Ciotola nera, pennello e pettine su fondo bianco: gli strumenti base per mescolare e applicare la tinta

Trasformazione fisica e trasformazione chimica: le definizioni

Una trasformazione fisica modifica l’aspetto o lo stato di una sostanza senza crearne una nuova: il ghiaccio che si scioglie, lo zucchero che si dissolve, una ciocca avvolta sul ferro arricciacapelli. Le molecole sono le stesse prima e dopo, e di solito il cambiamento si può annullare.

Una trasformazione chimica produce sostanze nuove, con una struttura molecolare diversa: la carta che brucia, il ferro che arrugginisce. Si rompono legami, se ne formano di nuovi e, in genere, il materiale di partenza non si può più recuperare.

Il capello è una fibra a strati: una cuticola esterna fatta di squame sovrapposte, una corteccia che contiene la cheratina e il pigmento (la melanina) e, a volte, un midollo centrale. Dove agisce la tinta, e se reagisce o no con la fibra, decide a quale categoria appartiene. La nostra guida alla struttura del capello: cuticola, corteccia e midollo spiega ogni strato nel dettaglio.

La tinta permanente è una trasformazione chimica

La tinta permanente, o ossidativa, è l’esempio più chiaro di reazione chimica nella cosmetica di tutti i giorni. Funziona in tre passaggi che si sovrappongono.

1. Un agente alcalino apre la cuticola

L’ammoniaca, o un sostituto più delicato come la monoetanolammina (MEA), alza il pH del capello. Le squame della cuticola si gonfiano e si sollevano, lasciando che il resto della formula raggiunga la corteccia. Il rigonfiamento in sé è reversibile, ma apre la porta a tutto ciò che segue.

2. L'acqua ossigenata ossida la melanina

L’ossidante (o «rivelatore») contiene perossido di idrogeno, cioè acqua ossigenata. Dentro la corteccia ossida la melanina naturale, spezzando il pigmento in frammenti più piccoli e incolori. Per questo la tinta permanente può schiarire oltre che colorare, e per questo la tua tonalità originale non ritorna quando il colore sbiadisce: il pigmento è stato alterato, non coperto.

3. I precursori reagiscono e formano nuove molecole di colore

Il tubetto di colore contiene minuscoli precursori e accoppiatori incolori (il più noto è la p-fenilendiammina, o PPD). Sono abbastanza piccoli da entrare nella corteccia dove, attivati dal perossido, reagiscono tra loro e costruiscono grandi molecole colorate che prima non esistevano. Sono troppo grandi per uscire attraverso la cuticola con i lavaggi, ed è questo che rende il colore «permanente». Sostanze nuove e legami nuovi: per qualsiasi definizione, una trasformazione chimica.

Decolorazione: una trasformazione chimica senza colore nuovo

La decolorazione usa lo stesso passaggio di ossidazione della tinta permanente, ma con una concentrazione di perossido più alta, un attivatore alcalino e nessun precursore. Il suo unico compito è distruggere la melanina. Poiché continua a ossidare per tutto il tempo di posa, attacca anche la cheratina: una parte dei ponti disolfuro che danno resistenza alla fibra si rompe e si trasforma in altri composti dello zolfo. Il risultato è un capello più chiaro, più poroso e meno elastico, cambiato nella proteina oltre che nel pigmento. Nel nostro articolo sui capelli colorati e decolorati trovi i consigli di cura di cui questa fibra ha bisogno.

Colori temporanei e semipermanenti: soprattutto una trasformazione fisica

  • I colori temporanei (spray colorati, gessetti, mousse che vanno via al lavaggio, balsami coloranti) usano molecole di pigmento troppo grandi per entrare nel capello. Rivestono la cuticola e se ne vanno con uno o due shampoo: una trasformazione fisica, come dipingere una parete.
  • I colori semipermanenti o «diretti» contengono molecole di colore già formate, in genere senza perossido né ammoniaca. Si depositano negli strati esterni della cuticola e in parte nella corteccia, non reagiscono con il capello e con i lavaggi successivi diffondono di nuovo verso l’esterno: più una macchia sulla fibra che una sua trasformazione.
  • I colori demi-permanenti rendono il confine meno netto. Un ossidante a bassa concentrazione ossida leggermente i precursori perché si leghino dentro il capello, con uno schiarimento minimo della melanina naturale. Dal punto di vista chimico sono una versione più blanda della tinta permanente.

Una regola pratica: se il prodotto ha bisogno di un ossidante, sta avvenendo una reazione. Se lo applichi e basta, e poi risciacqui, molto probabilmente stai solo rivestendo la fibra.

Henné: il caso intermedio

L’henné viene spesso descritto come «naturale, quindi non chimico», il che non è del tutto esatto. Le foglie di henné contengono il lawsone, una piccola molecola rosso-arancio che penetra nella cuticola e si lega alla cheratina: la maggior parte dei chimici la considererebbe una reazione chimica. Tuttavia non ossida la melanina e non costruisce molecole nuove dentro la corteccia come fa la tinta permanente, quindi il tuo pigmento naturale resta intatto sotto uno strato traslucido di colore. In pratica il risultato è di fatto permanente, e gli «henné composti» con sali metallici aggiunti possono reagire in modo imprevedibile con trattamenti successivi a base di perossido.

Cosa comportano queste trasformazioni per la fibra

I processi ossidativi lasciano sempre una traccia. Sollevare la cuticola, ossidare il pigmento e, nella decolorazione, rompere i ponti disolfuro aumentano la porosità, riducono l’elasticità e fanno perdere al capello acqua e proteine più facilmente. Per questo i capelli colorati tendono a sembrare più secchi, ad annodarsi di più e a sbiadire prima sulle punte, dove la fibra è più vecchia e più trattata. I colori diretti e temporanei chiedono molto meno al capello, e l’henné può perfino far sentire la fibra più corposa, anche se limita le tue scelte future.

Niente di tutto questo significa rinunciare al colore; significa che conta la routine che lo accompagna: una detersione delicata, prodotti condizionanti che aiutino a limitare la perdita d’acqua e un tempo sufficiente tra un trattamento ossidativo e l’altro. Approfondiamo l’argomento nell’articolo in cui spieghiamo se le tinture rovinano i capelli, mentre le basi della fibra le trovi nel capitolo per principianti dedicato al capello.

Prima di tingere: il test cutaneo e l'allergia alla PPD

Poiché le tinte permanenti e demi-permanenti creano molecole nuove sul capello e sulla pelle, possono anche sensibilizzare. La PPD e i precursori affini sono una causa ben nota di allergia da contatto, e una reazione può comparire anche dopo anni di utilizzo dello stesso prodotto. I sintomi vanno da prurito e arrossamento all’attaccatura, sulle orecchie e sul collo fino al gonfiore delle palpebre e del viso. Fai sempre il test cutaneo descritto sull’etichetta del prodotto, rispettando l’intervallo indicato (di solito 48 ore prima di ogni applicazione), anche se con la confezione precedente non hai avuto problemi. Se hai mai avuto una reazione a una tinta, a un tatuaggio temporaneo all’«henné nero» o a un henné scuro, parlane con un dermatologo prima di colorare di nuovo. Gonfiore, vesciche o difficoltà respiratorie dopo la tinta richiedono assistenza medica urgente.

Se il cuoio capelluto è diventato sensibile o le lunghezze ti sembrano molto diverse dopo colorazioni ripetute, la nostra Clinica dei Capelli online gratuita permette a uno specialista in tricologia di esaminare qualche fotografia e un breve questionario e di inviarti una valutazione personalizzata, senza alcun impegno.

Domande frequenti

Tingere i capelli è una trasformazione chimica o fisica?

Dipende dalla tinta. La tinta permanente (ossidativa) e la decolorazione sono trasformazioni chimiche: il perossido altera la melanina e, nella tinta permanente, dentro la corteccia si formano nuove molecole di colore. I colori temporanei e la maggior parte dei semipermanenti sono trasformazioni fisiche: depositano un pigmento già esistente sulla fibra o appena sotto la superficie e vanno via con i lavaggi.


Perché la tinta permanente è irreversibile?

Perché la reazione chimica della tinta ha ossidato il pigmento naturale in frammenti incolori, e le nuove molecole di colore sono troppo grandi per uscire dalla corteccia. Le sostanze originali non esistono più, quindi l’unico modo per tornare alla tua tonalità naturale è lasciar crescere i capelli.


L'henné è una trasformazione chimica?

In parte. Il lawsone, il pigmento dell’henné, si lega alla cheratina e non va via con i lavaggi, ma non ossida la melanina né crea molecole nuove come fa la tinta permanente. In pratica trattalo come un colore permanente, e fai attenzione agli henné composti che contengono sali metallici.


Devo davvero fare il test cutaneo ogni volta che tingo i capelli?

Sì. L’allergia alla PPD e ai precursori affini può svilupparsi dopo anni di utilizzo senza problemi. Segui il test indicato sull’etichetta del prodotto prima di ogni applicazione e consulta un dermatologo se hai mai avuto una reazione a una tinta o a un tatuaggio all’henné scuro.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce un parere medico personalizzato. I prodotti SIMONE TRICHOLOGY sono dermocosmetici e non sono destinati a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia.

Scritto e revisionato da

Pablo Ramos

Fondatore e CEO di TRICHOMEDIC LABS, S.L.U. e tricologo principale di SIMONE TRICHOLOGY, con oltre 37 anni di esperienza professionale nella salute dei capelli e del cuoio capelluto. Formato presso l'International Academy of Trichology e la Società Italiana di Tricologia.

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